“Aspettare è ancora un'occupazione. È non aspettare niente che è terribile.”
Cesare Pavese - Il mestiere di vivere. Diario (1935-1950)
In famiglia abbiamo trascorso, stiamo trascorrendo, giorni un po' pesanti, perché quando si ha un legame il problema di uno è problema di tutti. Ieri ho trascorso la mattina in attesa di notizie sull’esito di un piccolo intervento che ha subito Nonnina. Nonnina ha novantaquattro anni quindi ogni cambio della sua quotidianità è una minaccia. Oggi con tranquillità rifletto nuovamente sull’attesa. La vita mi pare composta in maggior parte di attesa e credo che non serva caricare anche ansia e pessimismo al tempo che perdiamo. Io sono dannatamente propensa ai pensieri di speranza e ottimismo. Ho sempre guardato alle possibili positività che si possono nascondere alla fine dell’attesa e consiglio a tutti di fare altrettanto. Certo qualcuno sostiene che pensando al peggio non si rimane troppo delusi da un esito negativo, ma non è del tutto vero. Pensare sempre al peggio rende la vita astiosa, insipida, pesante, triste. Riempire l’attesa di pensieri positivi non vuol dire non considerare anche gli esiti infausti, ma aprirsi a un ventaglio più ampio di possibilità. Vedere solo il negativo è il nulla e il nulla la cosa più terribile si possa augurare.
L’attesa spesso la viviamo come un tempo vuoto, da riempire di paura per “proteggerci”, ma in realtà finiamo solo per renderla più pesante.
RispondiEliminaL’idea che la speranza non sia negare il possibile dolore, ma allargare lo sguardo, mi sembra una forma di rispetto verso la vita.
Grazie per averlo ricordato con così tanta delicatezza