Quando incontro pensieri che mi fanno riflettere…

martedì 24 dicembre 2013

Caro Babbo Natale.




È un mio piacere augurare a tutti un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo con questa storiella che scrissi anni fa, quando la mia ragazza grande era ancora piccola: proprio lei e il suo sentire Natale tutto l’anno ne sono protagonisti. Ora è cresciuta ma dentro di sé porta ancora il ricordo di un Folletto. (Grafica a cura della mia ragazza grande).


“Caro Babbo Natale” dice mia figlia, e subito si ferma a pensare fissando il foglio bianco con la matita sollevata a mezz’aria. 

“Mamma, con quante b si scrive Babbo Natale?”

“Con la doppia” rispondo divertita.

“Ah, già! Allora, Caro Babbo Natale” e riparte all’attacco del foglio.

“Mamma, come fanno i Folletti di Babbo Natale a dargli la mia lettera?”

“Di notte sbucano velocissimi dal camino e la prendono!”

“Eh sì! Loro sì che sono magici!”

Mi fissa assorta con i suoi enormi occhi, e io so subito che sta per arrivare un’altra domanda.

“Mamma, ma come fa a volare la Befana?”

“La Befana?”

Ogni volta mi stupisco dalla rapidità con cui cambia argomento.


“Babbo Natale lo portano le renne, e questo è sicuro, ma la Befana è una vecchietta” tira un sospiro, “poverina, deve fare tutto da sola”.

Mi concede una breve pausa concentrandosi sulla sua letterina prima di ricominciare.

“Mamma prepariamo l’albero?”

“Certo”.

“E il Presepe con Gesù Bambino?”

“Sì, anche il Presepe”.

“Ma perché la sua mamma lo ha messo lì senza vestiti? Non aveva freddo?”

“Perché non aveva altro con cui coprirlo. Poi c’erano il bue e l’asinello che lo hanno riscaldato” rispondo, ma le mie parole si perdono nello spazio del tavolo che ci separa perché arriva subito un’altra domanda.

“Mamma andiamo a trovare Babbo Natale a casa sua?”

“Papà ti ha promesso che un giorno ci andremo”.

“Papà! Papà!” parte all’assalto del papà lasciandomi sola.

Col pensiero torno indietro nel tempo e rivedo mia figlia a tre, forse quattro anni: “Gingol bei, gingol bei, gingol on tuei” cantava felice. E pensare che era appena passata Pasqua. E l’addobbo nella sua camera? Quand’era, agosto? Le feci notare che era un po’ presto per appendere il suo enorme disegno di un albero di Natale e mi rispose che lei ama il Natale, quindi: ogni giorno è Natale. Lo dice con quella luce magica negli occhi, si accende tutta.

All’improvviso mi assale un dubbio.

Caro Babbo Natale, quando ti confidai il mio desiderio di essere mamma, … non riciclasti uno dei tuoi Folletti, vero?

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